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LA
SPLENDIDA SOLITUDINE NELLA CASER DEL 2000
Dirò intanto le mie prime impressioni sulle opere recenti
di Anna Caser.
1 Di trovarmi di fonte a un classico maestro d'avanguardia,
da cui altri di più giovani generazioni possano oggi attingere
per l'armonia che il maestro ha realizzato fra astrazione
e figurazione.
2 La inconfondibilità di questa armonia, che non è
fatta di equazione fra simbolo e decorazione, ma di un sentimento.
La fantasia della pittrice prende per mano tutte le forme
di avanguardia già adoperate, le filtra e le accende; da questa
unione (delle forme e della fantasia) resta sulle tele marmate,
splendenti, primigenita figlia dell'iride, l'allegria dell'anima,
in tutti i suoi solletichi e sorrisi, in tutte le sue tessute
memorie di gioia.
3 Come nella maggior parte degli artisti inconfondibili,
il lettore medio conservatore vede la cromia di Anna Caser,
eccessiva, gridata, rifusa in una specie di iperbole di smalti,
nella trasparenza ermetica di un cristallo che divida quelle
immagini di paradiso dall'esistente. Invece nelle aperture
del suo mondo interiore io avverto un brulicare di energie
che attingono direttamente dall'esistenza e prendono veste
precisa nel fondersi la memoria dell'infanzia e la favo-la,
i sogni elusivi della adulta in fuga leggera fuori del consueto
e del prevedibile e una sorta di preciso definitivo discorso
di saggezza.
4 La felicità del manufatto, come se l'artista, artigiana
perfetta, fosse stata capace di emancipare imbastiture e suture,
senza mai lasciare nulla all'intentato dell'approssimativo.
Tutte le notazioni di questa favolista sono definitive, perentorie,
atte a comunicare tutto il racconto, tutto il romanzo dello
stupore: la figura longilinea, sagomata nei corpi come di
parallelepipedi da cui spuntano gamba e piedi filiformi; le
teste di mezze lune, di semi sfere beccheggianti, bucate nei
connotati soltanto da due fori vicinissimi, che attraversano
col loro sguardo quell'aria turchina; lo spazio che si tesse
di una serie di reticoli profondamente sensibili, con lontananti
prospettive architettoniche, un paesaggio la cui urbanistica
viene coinvolta in una specie di velocità,di dinamismo, in
cui il rapporto di spazio tempo non può non essere quello
dei cubisti e dei futuristi.
5 Quasi contemporaneamente alla inconfondibilità e
autorità di una somma di immagini così totali, si individuano
alcuni precisi retaggi di maestri, nell'ordine, Klee, Licini;
ma non nelle specifiche parole del loro linguaggio, quanto
nella particolare incidenza musicale, atmosferica, delle cose
descritte, diciamo pure di questo teatro di pantomime.
6 Cose e figure che assumono talvolta il carattere
di una scrittura ideografica. Dal baratro del tempo, dalla
illusione della vita pare che le parole trovate di Anna Caser
stiano affondando dopo aver dato il messaggio di un intero
entusiasmante discorso, segnato la traccia di un sistema di
felicità.
Ma
queste parole, lette per una seconda volta e poi per sempre
recuperate al mallo di se stesse, riaffiorano, quale l'essenziale
e bastevole verità della sua umana esperienza. La Anna come
metodo tecnico usa la tela alla rovescia e la ricopre con
due strati di grassello di calce e di stucco veneziano " per
creare la superficie colorata corrosa con una sensazione di
disfacimento della materia".
E' davvero un modo singolare di corrompere la superficie quello
degli interventi di pennello e di spatola sulla tela di Anna
Caser, perché non v'è nulla di reticente e di non detto nelle
sue sottrazioni di materia e nei suoi misurati timbri d'iride:
è come il linguaggio del poeta d'oggi, che adopera le parole
più rade nel discorso, liberato dal peso delle connessioni
della prosa, parole che suonano per questo nella loro totale
persuasione.
Marcello Venturoli
ANNA CASER
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